«Quando hai capito che tra noi c’era una chimica diversa dal solito?». È una domanda romantica con una punta di seduzione, ma soprattutto ha un vantaggio: non chiede al partner di definire la relazione, gli chiede di raccontare una scena. Un primo sguardo, una risata arrivata nel momento giusto, una conversazione diventata improvvisamente facile o quel secondo in cui ci si è accorti di voler rivedere quella persona.

La “chimica” viene usata continuamente per descrivere attrazioni difficili da spiegare, ma in psicologia il concetto è più interessante di un semplice colpo di fulmine. Un modello pubblicato su Perspectives on Psychological Science la descrive come un fenomeno che comprende sia ciò che accade nell’interazione sia la percezione soggettiva che tra due persone stia succedendo qualcosa di speciale.

La chimica non è soltanto attrazione fisica

Secondo il modello proposto da Harry Reis, Annie Regan e Sonja Lyubomirsky, la chimica interpersonale può includere sincronizzazione nell’interazione, sostegno reciproco, sensazione di identità condivisa, emozioni positive, attrazione e coordinamento. In altre parole, il famoso “click” può nascere dal modo in cui due persone funzionano insieme, non soltanto da ciò che vedono.

Una ricerca precedente su 362 persone aveva individuato, nelle descrizioni della chimica romantica e amicale, temi come sincerità reciproca, divertimento condiviso, attrazione, somiglianze, connessione immediata e perfino elementi che i partecipanti faticavano a spiegare. Attrazione e amore emergevano in modo particolarmente evidente quando si parlava di chimica romantica.

Ecco perché chiedere «quando l’hai capito?» può produrre risposte molto diverse. Per qualcuno sarà stato l’aspetto fisico. Per un altro la sensazione di poter parlare senza controllare ogni frase. Per qualcun altro ancora un dettaglio apparentemente insignificante che, nella memoria, è diventato il momento in cui quella conoscenza ha smesso di sembrare uguale alle altre.

Il primo sguardo conta, ma non racconta tutta la storia

La ricerca sul cosiddetto amore a prima vista suggerisce una certa cautela con le ricostruzioni romantiche. Uno studio condotto attraverso ricerca online, laboratorio e tre eventi di dating ha trovato che le esperienze definite “amore a prima vista” erano fortemente predette dall’attrazione fisica, ma non mostravano necessariamente gli elevati livelli di intimità, passione e impegno che associamo all’amore consolidato. Gli autori suggerivano che spesso si tratti di una forte attrazione iniziale alla quale attribuiamo, nel momento o retrospettivamente, un significato più grande.

Questo non rende meno autentico il ricordo. Anzi, rende la domanda più divertente: due partner potrebbero indicare momenti completamente diversi. Uno potrebbe aver sentito il click al primo incontro e l’altro tre appuntamenti dopo. La storia condivisa non deve per forza avere una data di nascita identica per entrambi.

Anche gli studi di speed dating mostrano che l’attrazione iniziale non dipende da un’unica formula. Una ricerca in un contesto reale ha evidenziato componenti legate alla persona che prova attrazione, alla persona incontrata e alla combinazione unica tra quei due individui. La chimica, insomma, è anche una faccenda di coppia specifica: ciò che funziona con qualcuno può non produrre lo stesso effetto con un altro.

Essere ascoltati può diventare parte del “click”

C’è poi un elemento meno cinematografico ma molto interessante: sentirsi ascoltati. Una review del 2023 sottolinea che ascolto, responsività e buone domande hanno un ruolo importante nelle fasi in cui due persone stanno imparando a conoscersi. Sono caratteristiche desiderate in un potenziale partner, anche se difficili da valutare attraverso il solo profilo di una dating app.

Tre studi sulle prime conoscenze hanno inoltre osservato che percepire l’altra persona come responsiva — cioè attenta e capace di reagire in modo supportivo — era associato a un maggiore interesse sessuale, soprattutto tra partecipanti meno evitanti sul piano dell’attaccamento. Non significa che basti ascoltare bene per creare attrazione, ma mostra che desiderio e sensazione di essere capiti possono intrecciarsi già nelle prime interazioni.

La domanda sul momento in cui è scattata la chimica funziona allora come una piccola macchina del tempo. Non serve a stabilire chi si sia innamorato per primo né a verificare se il partner ricordi la “risposta giusta”. Serve a scoprire quale dettaglio della nostra presenza abbia fatto cambiare categoria a quella conoscenza: da persona interessante a persona che si voleva conoscere ancora.

E la risposta più seducente potrebbe essere molto meno spettacolare del previsto. Non necessariamente «appena ti ho visto». Magari: «quando abbiamo continuato a parlare e non mi ero accorto che erano passate tre ore». A volte la chimica si riconosce proprio così: quando smettiamo di cercare il momento speciale e ci accorgiamo che è già successo.