Allenarsi per vedere un numero più basso sulla bilancia? Per molte donne non è più la priorità. Una nuova indagine raccontata da Corriere Style fotografa un cambiamento interessante nel fitness femminile: il 59% indica tonicità, forza e definizione muscolare come principale obiettivo dell’allenamento, mentre la perdita di peso si ferma al 24%. E il corpo non è l’unico protagonista: il 72% mette il benessere mentale al centro del proprio percorso.
I numeri arrivano da un sondaggio realizzato dalla personal trainer Maria Sole Barbieri, founder di MSB Training, sulla propria community di 65 mila donne tra i 25 e i 50 anni. Non è quindi un’indagine rappresentativa di tutte le italiane, ma il campione è interessante perché fotografa una comunità già coinvolta nel mondo del fitness e mostra come stiano cambiando le motivazioni di chi si allena.
Dalla perdita di peso alla voglia di sentirsi forti
Per decenni una parte importante della comunicazione fitness rivolta alle donne ha insistito soprattutto su dimagrimento, calorie e prova costume. Il sondaggio suggerisce una gerarchia diversa: forza e definizione diventano obiettivi più desiderati della semplice riduzione del peso.
Il dato del 59% non significa che l’estetica sia scomparsa. “Tonicità” e “definizione” hanno chiaramente anche una componente estetica. Cambia però il linguaggio: invece di concentrarsi soltanto sui chili da perdere, cresce l’interesse per ciò che il corpo riesce a fare, per la massa muscolare e per la sensazione di energia. Il 71% delle intervistate dichiara infatti motivazioni collegate alla salute complessiva e alla ricerca di maggiore vitalità.
Da qui si capisce anche perché il workout di forza per donne sia sempre meno percepito come una nicchia da bodybuilder. Manubri, squat, esercizi con resistenze e progressioni possono entrare in programmi molto diversi, adattati a livello di esperienza e obiettivi personali. Non serve inseguire carichi estremi: il principio è allenare progressivamente la capacità muscolare.
La nuova parola chiave è sostenibilità
C’è un altro dato che spiega bene il cambiamento. Nel sondaggio, la mancanza di tempo è indicata come ostacolo dal 34% delle partecipanti e la difficoltà nel mantenere la costanza dal 25%. L’80% chiede quindi un approccio flessibile, breve e personalizzato.
È quasi l’opposto della vecchia mentalità “no pain, no gain”, in cui una seduta sembrava valida soltanto se lasciava completamente distrutti. La richiesta emergente è poter inserire l’allenamento nella vita reale. Venti o trenta minuti fatti con continuità possono essere più sostenibili di programmi ambiziosi che durano una settimana e vengono poi abbandonati.
Naturalmente durata e intensità ideali dipendono dalla persona, dal livello di allenamento e dagli obiettivi. Ma il concetto è semplice: un programma funziona soltanto se è possibile seguirlo abbastanza a lungo.
Il 72% mette al centro anche la testa
Il dato forse più significativo riguarda il rapporto tra movimento e mente. Secondo l’indagine, il 72% del campione considera il benessere mentale centrale nel proprio percorso, cercando equilibrio psicofisico o utilizzando l’attività fisica anche come strumento quotidiano contro lo stress.
È un tema che va oltre questa singola community. In Italia l’attenzione alla salute mentale è cresciuta negli ultimi anni: dati Ipsos hanno mostrato una forte sensibilità soprattutto tra giovani e donne, mentre Istat continua a monitorare differenze di genere e criticità nel benessere psicologico delle fasce più giovani.
Allenarsi non sostituisce ovviamente un trattamento psicologico o medico quando necessario. L’attività fisica può però far parte di uno stile di vita orientato al benessere e molte persone la utilizzano per scaricare tensione, ritagliarsi tempo personale e sentirsi più energiche.
La bilancia non racconta tutto
Il titolo “addio alla bilancia” è efficace, ma non significa che il peso corporeo sia sempre un dato inutile. In alcuni percorsi clinici può essere rilevante e va interpretato insieme a professionisti sanitari. Il punto è un altro: il peso da solo non misura forza, prestazione, energia, qualità del sonno o benessere psicologico.
Una persona può migliorare nella capacità di sollevare un carico, fare più ripetizioni, camminare più a lungo o affrontare meglio le attività quotidiane senza assistere a grandi variazioni sulla bilancia. Per chi si allena, indicatori come progressione degli esercizi, recupero e costanza possono quindi diventare gratificanti quanto il peso.
È anche un modo meno punitivo di vivere il fitness. Saltare un allenamento non cancella i progressi e una cena non deve essere “compensata” con ore di cardio. Il movimento può essere parte della cura personale senza trasformarsi in una contabilità permanente di calorie ingerite e consumate.
Forza sì, ma senza trasformare un trend in una nuova ossessione
Come spesso succede nel wellness, anche un messaggio positivo può diventare rigido se trasformato nell’ennesima regola social. Non tutte devono inseguire la stessa definizione muscolare, allenarsi con gli stessi pesi o avere lo stesso rapporto con il proprio corpo. Età, salute, esperienza, preferenze e disponibilità di tempo cambiano enormemente.
La parte più interessante del trend è proprio la possibilità di allargare l’obiettivo: sentirsi più forti, avere energia, dormire meglio, gestire lo stress, migliorare una prestazione oppure semplicemente godersi mezz’ora in cui il telefono resta nello spogliatoio.
Se questa direzione continuerà, la vera rivoluzione del fitness femminile potrebbe essere molto meno spettacolare di una trasformazione “prima e dopo”. Potrebbe essere una donna che smette di chiedersi soltanto quanto pesa e comincia a chiedersi quanto si sente forte. E quella, a differenza del numero sulla bilancia, è una misura che può raccontare molte più cose.